Castello del Poggio

“Il fascino del nostro lavoro in vigna è la riscoperta e la valorizzazione dei vitigni autoctoni che fanno parte da sempre del patrimonio viticolo piemontese.” Alberto Saluzzo, Agronomo.

La rinascita della Barbera

La filosofia della Tenuta Castello del Poggio è di non scindere la valutazione tecnica da quella di mercato, di concentrare gli sforzi nei vitigni autoctoni capaci di conciliare originalità di aromi e di sapori e di assecondare i gusti dei consumatori e i trend di mercato di oggi e del futuro. Su queste basi si fonda tutta l’attività della tenuta, con l’obiettivo di difendere, valorizzare e far conoscere i vitigni autoctoni del Piemonte.
Il più grande successo ottenuto da questa filosofia operativa è stato il recupero di un vitigno affascinante e prestigioso come la Barbera.

Oggi questo vino è apprezzato non solo in Italia, ma in ben 60 paesi nel mondo ed è il giusto premio e riconoscimento allo staff tecnico e all’enologo Franco Giacosa, che spiega: “Abbiamo voluto produrre una Barbera che evolve in qualità rispetto alle tipologie del passato, ma che mantiene la decisa personalità di questo vitigno. Sono stato sempre convinto, da vero Piemontese, che si trattasse di una qualità di uva dalle straordinarie potenzialità, con una forte personalità in grado di arrivare anche a eccellenze in termini di eleganza”.

Le Barbere prodotte dal Castello del Poggio sono due: la Barbera d’Asti D.O.C. e il cru Masarej (100% Barbera d’Asti D.O.C.). Due vini di grande pregio che rappresentano una sintesi d’estrema eleganza di questo terroir e che anche per questo hanno incontrato il consenso di molti appassionati e professionisti del settore.
Il vigneto padre di questi due vini è quello più amato dai tecnici della tenuta: il Cascinòt, un vigneto con un’eccellente esposizione e ben ventilato, che consente l’ottenimento di uve estremamente sane e con maturazioni ideali.
“Il lavoro più importante viene fatto proprio in vigna. In cantina viene fatta una macerazione un po’ più lunga del normale per fare esaltare al meglio le caratteristiche dell’uva, mentre l’affinamento avviene nelle tradizionali bunse piemontesi da 7 ettolitri”, racconta Corrado Surano.

La nuova scommessa di Gianni Zonin in Piemonte si chiama Grignolino d’Asti D.O.C. Un’altra varietà autoctona che ha fatto la storia vitivinicola di questa regione e che in questi ultimi decenni ha vissuto un periodo di oscuramento.